Capezzoli introflessi

Una condizione sottovalutata ma spesso psicologicamente debilitante.


Il problema dei capezzoli introflessi affligge molte più donne di quanto si possa pensare. Spesso purtroppo le pazienti con tale condizione si sentono sole, perché questa condizione è un problema del quale si parla ancora troppo poco. Inoltre, essendo un’anomalia che colpisce il seno, simbolo di femminilità, essa è spesso causa di forte disagio per la donna. Non raramente alcune pazienti particolarmente sensibili limitano i contatti con l’altro sesso per questo motivo, non ne parlano con amici stretti e/o parenti ed evitano di mostrarsi anche alle amiche per chiedere un consiglio. La presenza di capezzoli introflessi non determina unicamente un problema di tipo estetico, ad essa sono associati talvolta problemi funzionali; l’introflessione può essere fonte di irritazione e infiammazione dei capezzoli, così come è spesso causa del mancato allattamento al seno del neonato al termine della gravidanza.
 
Classificazione

Non tutti i capezzoli introflessi sono uguali: alcuni sono sempre introflessi, altri fuoriescono in seguito a stimolazione tattile o rialzi della temperatura ambientale, per poi tornare ad essere retratti al cessare dello stimolo o alla nuova variazione della temperatura. Vi è anche una variazione in cui i capezzoli non sono né introflessi né fuoriescono, nella quale sono cioè “piatti”. In ambito medico la condizione di introflessione dei capezzoli viene classificata per gradi, in modo da poter confrontare le casistiche e i relativi tassi di successo in seguito alla correzione chirurgica. Quella esposta in tabella è una delle più utilizzate e validate dalla comunità scientifica (Han S, Yoon Gi H, 1999)

La causa della gravità del grado di introflessione risiede in 2 principali fattori: il grado di retrazione (dotti galattofori che “tirano” letteralmente il capezzolo verso l’interno) e dalla insufficiente presenza e poca densità del tessuto connettivo sottostante il capezzolo. Una normale protrusione del capezzolo è dovuta infatti alla presenza di tessuto connettivo denso in assenza di fibrosi che provochi la retrazione.

Correzione chirurgica: come si esegue e cosa determina.
 
Nei casi in cui la introflessione è di I grado il capezzolo viene estroflesso manualmente, in seguito viene effettuata una piccola incisione verticale “ad ore 6” (di 2-3 mm) alla base del capezzolo. Con un filo da sutura sottile si effettua una piccola “borsa di tabacco” che stringe leggermente alla base il capezzolo mantenendolo in posizione corretta.
Nei casi di grado II il capezzolo viene estroflesso manualmente e mantenuto in posizione con l’aiuto di un filo di sutura di trazione verso l’esterno. Si esegue quindi un’incisione “ad ore 6” e ci si approfondisce nel tessuto mammario subito sottostante; in seguito si taglia il tessuto fibroso cercando di risparmiare quanti più dotti galattofori possibili, fino all’ottenimento di un capezzolo in posizione corretta senza la trazione del filo di trazione esterna. Si completa l’intervento con la medesima sutura effettuata per i casi di I grado.
Nei casi di III grado oltre alla sezione del tessuto fibroso si dovrà procedere alla sezione di buona parte dei dotti galattofori retratti. Per ovviare al vuoto che si crea in seguito al rilasciamento chirurgico si scolpisce un lembo di tessuto dalla regione areolare immediatamente adiacente al capezzolo che viene utilizzato per colmare il vuoto e supportare il capezzolo nella sua nuova posizione estroflessa.
 
Punti chiave:
  • I capezzoli introflessi non precludono in maniera assoluta l’allattamento al seno. Le ostetriche conoscono le tecniche utili a superare il problema e possono aiutare le neo mamme a far attaccare il neonato al seno.
 
  • Non tutti i capezzoli introflessi sono uguali: una visita con il Dr. André Salval potrà aiutare la paziente a capire che tipo e che grado di introflessione hanno i suoi capezzoli.
 
  • L’intervento chirurgico risolve completamente il problema dal lato estetico ma, nei casi più gravi, può determinare una difficoltà per la futura lattazione da parte della ghiandola mammaria in base a quali e quanti dotti galattofori vengono recisi durante la correzione.
 

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del dr. André Salval